111° RICORDO BATTAGLIA COLBASSON - VEZZENA

La battaglia del Col Basson fu combattuta sulla Piana di Vezzena durante la prima guerra mondiale tra l'esercito italiano e l'esercito austro-ungarico. Essa ebbe luogo la notte del 24 agosto 1915 e la 34ª divisione italiana perse Più di mille soldati, secondo certe fonti 1486 soldati.

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Intervento del presidente della sezione di Levico, Guido Orsingher (sintesi):

Nel portare il saluto a tutti i presenti per la loro partecipazione alla nostra manifestazione, ho voluto ricordare l'importanza del nostro ricordo e commemorazione in questo luogo teatro di tragici eventi ed indicibili sofferenze tra tutti coloro che si sono combattuti su quei colli montagnosi, diventati un campo di battaglia in cui i lamenti dei feriti e dei moribondi si spandevano tra i reticolati e gli ultimi fuochi di questo sanguinoso scontro.

L'umana pietà, la compassione e la misericordia ha prevalso sull'orrore delle armi vedendo la presenza del cappellano militare Mathias Ortner, del 1° Reggimento Innsbruk dei Tiroler Landsturmer, scendere tra i soldati italiani giacenti  al suolo, portando loro gli ultimi conforti religiosi e somministrando i Sacramenti ad ognuno. Questo ammirabile esempio di amore verso il prossimo, anche se poco prima erano nemici, testimonia che prima dello scontro  domina la solidarietà umana, l'accorrere in aiuto dei sofferenti, anche se in divise militari diverse , il riconoscere nell'altro che sta morendo un proprio fratello e quindi un forte senso di amicizia che qui sul Basson e ogni anno celebriamo consapevoli di quanti orrori ancora l'uomo è in grado di compiere nei confronti del suo prossimo. 

Non a caso i nostri Amici Keiserschuetzen di Salisburgo, sempre presenti in questa giornata e guidati dall'Oberleutnant Thomas Vogl, Vice Presidente dei Keiserschuetzenbund,  hanno voluto omaggiare con una loro Corona, dedicata a tutti i caduti in battaglia, il nostro monumento eretto in onore della brigata “Ivrea” a conferma, ancora una volta, del forte legame  che ci unisce e si rafforza di anno in anno.

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Intervento del Presidente della Federazione di Trento, Nino Manchia:

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Bene… Eccoci qui, riuniti anche quest’anno per ricordare un pezzo di storia ancora vivo nella memoria delle persone della mia età, che hanno avuto la fortuna di conoscere i nonni o parenti che quel pezzo di storia l’hanno vissuta e scritta. Non siamo qui, in questo luogo, per fare ogni anno la solita cerimonia. Non è il solito appuntamento di rito, fatto perché “tanto si deve fare”. Siamo qui per ricordare. E soprattutto, siamo qui per ascoltare.

Ci sono delle montagne che parlano, e l’Altipiano del Vezzena, con le sue cime — il Col Basson davanti a me, il Monte Costesin alla mia sinistra e lo Spiz del Vezzena alla mia destra — è una di queste. Non serve chinare o tendere l’orecchio: basta fermarsi un momento e guardare i forti, le lapidi, i cippi, le incisioni, i solchi lasciati dalle trincee e le buche scavate dalle bombe.

Sono voci che arrivano da un secolo fa, da ragazzi che, in entrambi gli schieramenti, hanno qui sofferto e combattuto su queste rocce: con la paura negli occhi, con la volontà di resistere e difendere il proprio territorio da una parte, e dalla volontà di conquista dall’altra, per portare a termine ciò che era iniziato a metà dell’ottocento con le guerre risorgimentali.

E’ questo il vero motivo della manifestazione odierna, dove il ricordo assume particolare rilievo. E’ come se questi ragazzi di allora ci dicessero: “Non dimenticateci". “Non dimenticate perché siamo caduti”. Il compito delle Associazioni come la nostra è proprio questo, ma con il passare degli anni diventa sempre più difficile portarlo avanti, a causa del visibile calo degli iscritti e delle inevitabili difficoltà economiche che ne derivano.

Ricordare questi ragazzi significa riconoscere che la libertà che viviamo oggi non è arrivata da sola, non è un dono casuale. È stata costruita passo dopo passo, sacrificio dopo sacrificio, vita dopo vita.

La filosofa tedesca Hannah Arendt, vissuta nel secolo scorso, ci ricorda che «la libertà è un bene fragile, che vive solo dove gli uomini hanno il coraggio di difenderla».E se quei giovani hanno fatto la loro parte, oggi tocca a noi fare la nostra.

Dobbiamo continuare a esserci, anche quando è difficile, anche quando siamo in pochi, anche quando le risorse non bastano. Perché se smettiamo di ricordare, smettiamo anche di capire chi siamo. E una comunità che non ricorda è una comunità che rischia di perdere la propria identità e la sua strada.

Viviamo in un mondo attraversato da profonde incertezze, un mondo che sembra aver smarrito la bussola. Conflitti che credevamo impossibili tornano a bruciare: dall’Europa orientale al Medio Oriente, fino alle tante crisi dimenticate in Africa che non fanno notizia, ma che ogni giorno spezzano vite e comunità. La pace, che pensavamo solida, si rivela fragile.

Altiero Spinelli, padre dell’Europa, scriveva: «La pace non è un dono, è una costruzione quotidiana». E allora, anche questo luogo, queste montagne, diventano un monito: ricordare non significa guardare indietro, ma è proteggere ciò che abbiamo davanti.

La storia ci parla, e ci parla proprio qui: ci ricorda che la guerra non è mai lontana quando la memoria s’indebolisce, quando il dialogo si spezza, quando l’umanità si divide in schieramenti incapaci di riconoscersi e parlarsi.

La nostra Associazione, tramite la Sezione Fanti di Levico Terme, pur nel suo piccolo, pur con tutti i suoi limiti e le sue fatiche, resta un presidio di memoria. Un punto fermo. Un luogo dove la storia della nostra comunità non viene messa da parte, ma viene custodita e trasmessa. Grazie Guido per il lavoro che fate, e ringraziando te ringrazio anche tutto il Direttivo della Sezione: il vostro impegno oggi è più importante che mai, perché tenete viva una storia che non deve mai spegnersi.

In conclusione, desidero ringraziare per la loro presenza i nostri amici veneti della Federazione di Treviso, di Verona e di Vicenza, con i loro rispettivi presidenti, e Giorgio Lanaro, Presidente della Sezione Artiglieri di Schio, sempre presente alla manifestazione, con il quale, diversi anni fa, abbiamo lavorato insieme sul Monte Pasubio per recuperare un manufatto della Brigata Liguria.

Un ringraziamento particolare va però ai nostri amici austriaci di Salisburgo.

La vostra annuale presenza, puntuale e preziosa, è un segno concreto di ciò che la storia ci insegna: che da nemici si può diventare amici; che da fronti contrapposti si può costruire un cammino comune; che la memoria può unire invece di dividere. La vostra partecipazione dà lustro alla manifestazione e ricorda a tutti noi che l’Unione Europea non è soltanto un progetto politico, ma una comunità viva di popoli, una casa comune, nata anche dalle ferite che questi luoghi conoscono bene.

Concludo ringraziando tutti per la vostra presenza, per la vostra attenzione e per la vostra pazienza avuta nell’ascoltarmi.

Buona giornata a tutti.

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E’ con profonda emozione che anche quest'anno ci ritroviamo assieme al nostro Medagliere Nazionale ed ai Medaglieri qui presenti, simboli della memoria; simboli del valore, su questo Sacrario naturale, che custodisce una delle pagine più dolorose della Grande Guerra e continua a parlare alle nostre coscienze.

Dietro ogni decorazione vi sono uomini che offrirono tutto per la Patria: il loro sacrificio continua ad indicarci la strada del dovere e della responsabilità.

Un saluto particolarmente affettuoso lo rivolgo ai Fanti della Sezione di Levico, al loro Presidente e Direttivo con i quali la Federazione Provinciale di Treviso condivide da molti anni un sincero rapporto di amicizia e collaborazione.

Insieme abbiamo posizionato la Croce di filo spinato austriaco-italiano e la bacheca storica dedicata alla Battaglia del Basson del 24 e 25 agosto 1915, opere semplici ma capaci di trasmettere il valore della memoria.

Il nostro pensiero va ai Caduti del 115° Reggimento della Brigata Treviso che qui affrontarono una prova durissima, lasciando sul terreno quarantatré ufficiali e oltre mille fanti ed a tutti i Caduti che qui, al tempo della Grande Guerra, su fronti contrapposti si immolarono superando anche nella crudezza del confronto l’umana contrapposizione per momenti di umana solidarietà.

Non ricordiamo soltanto dei numeri, ma vite, famiglie e speranze spezzate.

Desidero ricordare con riconoscenza Andrea Paoli della Sezione di Levico, che ci ha lasciati pochi mesi fa. Lo ricordo come una persona di grande disponibilità d’animo ed operativa.

Noi Associazioni d'Arma non celebriamo la guerra. Onoriamo i Caduti perché nessuno dimentichi quanto essa sia disumana. Ogni sacrario ci ricorda che dietro ogni conflitto rimangono sofferenza, lutti e dolore. Il nostro messaggio resta immutato: Mai più guerra.

Viviamo in un mondo segnato da conflitti. In questo contesto la memoria assume un valore ancora più grande: ci insegna che la pace nasce dal dialogo, dal rispetto reciproco e dalla capacità di riconoscere la dignità di ogni persona.

Permettetemi, infine, di richiamare il significato della Croce realizzata con il filo spinato italiano e austriaco che abbiamo voluto collocare su questo monte. Quel filo, che un tempo divideva gli uomini e provocava sofferenza, oggi l’abbiamo trasformato in una Croce: simbolo universale di speranza, riconciliazione e pace. È forse questa la più grande lezione che possiamo consegnare ai giovani: ciò che divide può diventare ciò che unisce; ciò che alimentava l'odio può trasformarsi in un invito alla fraternità.

Continuiamo a salire fin quassù non soltanto per ricordare i Caduti, ma per raccogliere il loro testimone e trasmettere alle nuove generazioni i valori della pace, della solidarietà e dell'amore per la Patria.

Concludo esprimendo un sincero ringraziamento alla Sezione Fanti di Levico per il costante impegno nell’organizzazione di questa cerimonia ed a tutti coloro che, con la loro presenza testimoniano che il ricordo non appartiene al passato, ma continua a vivere nel presente.


INFINE segue l'intervento del PRESIDENTE NAZIONALE DELL'ASSOCIAZIONE FANTI, GIANNI STUCCHI. (intervento registrato più sotto sul video)

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Per concludere con una riflessione e la benedizione del sacro luogo.

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