Sincretismo Culturale della Sicilia

Sicilia: Crocevia del Mediterraneo

Premessa. Ogni nostro territorio (regione) d’Italia ha peculiarità proprie che caratterizzano la vivace varietà della nostra Italia, abbastanza unica nel suo genere e nella sua storia e ognuno di noi esalta fieramente le bellezze e le culture di casa propria, giustamente. Ma dobbiamo riconoscere che tra tutte c’è una regione che presenta una varietà storica pressoché unica, tale da renderla veramente un raro patrimonio di storia, arte, e cultura: la Sicilia. Vediamo perché.


SINCRETISMO CULTURALE NEL MEDITERRANEO (Dalla Spagna alla Sicilia)

Prima e poi accanto alle peculiarità dell’isola sicula, un altro luogo è stato per forza maggiore un grande esempio di trasformazione e sincretismo culturale: la Spagna, conquistata prima dai Visigoti nella sua parte sud e poi dagli Arabi fino a Saragozza.

Il commercio e le spedizioni militari creano nel Mediterraneo un grande varietà di civiltà. Questo sincretismo culturale si esprime prima di tutti a Gerusalemme dove si incrociano le tre religioni monoteiste, a Salerno dove fiorisce la più antica scuola cristiana di medicina, a Palermo dove le influenze artistiche bizantine, arabe e normanne si sposano, a Toledo da dove la scienza antica e araba penetra in Europa, a Venezia dove finisce il bottino della quarta crociata. In questa circolazione del pensiero, i mozarabi e gli ebrei giocano un ruolo essenziale. I primi, con Giovanni di Siviglia e Marco di Toledo, cercano e traducono in latino i testi essenziali dei greci. Per quanto riguarda gli ebrei, essi fungono spesso da intermediari tra cristiani e musulmani, ruolo favorito dall'importanza della loro diaspora. Questa circolazione del pensiero è facilitata dall'uso della carta. Originaria della Cina, utilizzata in Egitto fin dal X sec., la carta viene introdotta in Italia dagli arabi all'inizio del XII sec. e va a sostituire l’uso della pergamena. È poi diffusa in Europa grazie alle fiere di Champagne, le prime grandi fiere (lì furono inventate) in Francia.

L'apporto greco alla cultura occidentale è sostanziale: astronomia con Tolomeo, medicina con Ippocrate e Galeno, matematica con Euclide e Pitagora, filosofia con Aristotele. Grazie alle traduzioni dei testi greci in Spagna o in Italia, il sapere dell'antichità greco-romana diventa accessibile in Occidente. Ed è arricchito dai commenti degli studiosi musulmani.

Dalle tecniche di irrigazione all'introduzione dell'algebra, gli apporti musulmani alla civiltà occidentale sono importanti e vari. Molte parole arricchiscono il vocabolario occidentale, sia nel campo scientifico (cifra, zero, zenit) che nella vita quotidiana (albicocca, alcool, dogana, magazzino, ecc.).


Prima e poi accanto alle peculiarità dell’isola sicula, un altro luogo è stato per forza maggiore un grande esempio di trasformazione e sincretismo culturale: la Spagna, conquistata prima dai Visigoti nella sua parte sud e poi dagli Arabi fino a Saragozza. (Miniatura 1206, biblioteca museo Topkapi, Istanbul)

LA SAQIYA: sistema di irrigazione arabo del XII secolo (Miniatura 1206, biblioteca museo Topkapi, Istanbul)


A partire dall'undicesimo secolo in Occidente, le opere della scienza araba sono tradotte in latino. Il primo, Costantino l'Africano porta le sue conoscenze mediche e le opere che traduce in latino nell'abbazia di Montecassino, favorendo così lo sviluppo dell'insegnamento medico all'università di Salerno, poi di Montpellier.

Ma il maggior numero di traduzioni viene effettuato in Spagna e soprattutto a Toledo nei secoli XII e XIII. La conquista delle città di al-Andalus fa scoprire i libri della scienza araba che sono tradotti in latino da traduttori ebrei e mozarabici che si associano a studiosi venuti da tutta l'Europa per cercare i testi scientifici dell'antichità greca presenti nelle opere arabe. Il più famoso è l'italiano Gerardo da Cremona che si reca a Toledo intorno al 1157 per accedere direttamente ai grandi testi greco-arabi, in particolare all'Almagesto di Tolomeo. Realizza circa 71 traduzioni in tutti i settori della conoscenza. Queste traduzioni sono all'origine dello sviluppo intellettuale e scientifico dell'Occidente nel XIII secolo.

La SICILIA

I primi che qui ricordiamo furono i Fenici di Tiro (l'odierno Libano) che intorno al 734 a.C. fondarono PALERMO come città-porto dai coloni Come luogo d'insediamento scelsero un promontorio di roccia prospiciente il mare contornato da due fiumi che corrisponde alla zona attualmente occupata dalla cattedrale di Palermo e dalla villa Bonanno.

Nello stesso secolo arrivarono i Greci (Siracusa, Agrigento) che chiamarono l’isola “Sikelia,” dominando la parte orientale e occidentale.

Questa presenza è straordinariamente visibile ancora oggi nei templi di Segesta, Selinunte, ma soprattutto di Agrigento e nei monumenti e vestigia nella città di Siracusa e Taormina per citarne solo alcune….

Nel secolo VI la costa occidentale dell'isola apparteneva ai Cartaginesi, da cui poi con le guerre puniche 213 - 212 a.C. seguì la dominazione romana, e la Sicilia divenne la prima provincia romana, un vero e proprio granaio per l'Impero. (In questi frangenti, a Siracusa venne ucciso “accidentalmente” Archimede)

Questa dominazione durò fino al V secolo, con la graduale decadenza dell’impero romano sotto i colpi irresistibili delle incursioni barbariche. Primi fra tutti i Vandali, poi gli Ostrogoti che crearono un grande Regno (ben più ampio dei nostri attuali confini nazionali) in convivenza con gli italici, finché non furono sconfitti dall’arrivo dei bizantini dell’imperatore Giustiniano I (che vediamo ritratto nei chiari e stupendi mosaici di Ravenna .. ad esempio). Visse qualche momento di splendore, ma anche di rivalità sempre più crescente con la madrepatria costantinopolitana fino a diventarne separata, facile preda per gli Arabi che stavano crescendo nelle dominazioni del Mediterraneo. Verso la fine dell’800, mentre tra Franchi, Germani e nord Italia si va sgretolando l’impero carolingio (e di lì a poco arriveranno Normanni e Ungari), la Sicilia cade (tutto sommato … per sua fortuna …) sotto il dominio Arabo musulmano. Perché oserei dire “fortuna”.? Non certo perché sia giusta e gradevole una dominazione straniera, ma in realtà questa nuova cultura fa evolvere rapidamente le condizioni di vita dei Siculi (volenti o nolenti).

- Difatti che ci piaccia o meno riconoscerlo (per secoli lo si è adombrato … storicamente parlando) gli Arabi erano molto più evoluti e colti di noi. Se si fa un confronto sulla “modernità” di vita (mi si passi l’anacronismo) tra le civiltà tardo carolinge dell’Europa e le civiltà arabe è come confrontare l’alba con il mezzogiorno. La stessa civiltà bizantina era molto più raffinata, ma non così evoluta come quella araba dal punto di vista tecnico, medico-sanitario, “infrastrutturale”. Era certamente molto ricercata, “à la page”, grande,  ma carente in tutto il resto, … “con i denti guasti”…. Peggio che peggio si si va a guardare dentro l’Europa. L’imperatrice Irene, di Bisanzio, (Costantinopoli così si chiama dal 610, quando Eraclio ellenizzò l’impero orientale, cioè introdusse lingua e cultura greca nella ex Costantinopoli latina, chiamandola Bisanzio) rifiutò praticamente di avere rapporti diplomatici e di famiglia con l’imperatore Carlo Magno, ritenuto da Bisanzio barbaro, incivile se non anche usurpatore, negandogli la richiesta di sposare la di lui figlia con Costantino, figlio di Irene, futuro imperatore Costantino VI, … madre permettendo poiché governava – di fatto – lei! Questo per dire che c’era quasi un abisso di evoluzione di civiltà e di economia tra “noi” del continente affacciato al Mediterraneo, e loro, le civiltà bizantine ed ancor di più, - molto di più – quelle arabe!

(Tutto ciò, però, non è vero sotto il profilo filosofico e teologico, dal momento che Carlo Magno volle sempre con sé, accompagnandosene per tutta la sua vita, i più eminenti sapienti europei del tempo, della Schola Palatina, quali Alcuino di York, Eginardo,  Paolo Diacono e altri… )

Parliamo di “denti guasti” solo per fare un esempio. Se mi trovo a Lutezia (la posteriore Parigi) verso la fine del grande impero di Carlo Magno (inizio 800) con un gran mal di denti, e ho la possibilità di pagare qualcuno, dove andare se non dal macellaio, esperto del cavar denti dalle mascelle dei buoi…., per salvarmi dal dolore? Ebbene, se nello stesso tempo mi trovassi nella nuova, ingrandita e ristrutturata Cordova araba (in Ispagna, praticamente come se fondata ex novo già dal 755) col mio mal di denti dove vado ? Ma dal dentista che gli Arabi avevano già introdotto come gabinetto sanitario….!

O se facevo il turista per la futura Parigi, nei pressi del centro vorticoso e commerciale della città, in quello stesso tempo, come potevo attraversare le strade e saltare sulle parti asciutte e pulite del mio cammino senza infognarmi sugli scarichi esterni al centro delle strade puzzolenti, che se poi erano sotto la pioggia che pur lavava, non salvavadall’insozzamento nessuno?  Ma a Cordova esistevano già le cloache e le strade erano selciate con aperture per far confluire lo scarico delle acque. Come a Roma ? Sì, come a Roma. Romani, grandi ingegneri idraulici, grandi architetti e costruttori di infrastrutture, grandi strateghi e militari, … ma non c’erano più e tutto si era perso. Ironicamente potremmo dire che l’eredità della più alta civiltà romana (e non voglio tuttavia far riferimento alla cosa più grande in assoluto a livello mondiale, che è lo ius civile, il diritto) ironicamente ma realisticamente dovremmo dire che è stato ereditata dalla civiltà araba.

Quindi, tornando alla Sicilia, pur rettificando chiaramente che la sua storia poco o niente va ad intrecciarsi con quella del resto d’Europa ed i suoi avvenimenti, ma fino ad un certo punto (!), è un dato di fatto che l’arrivo degli Arabi - vanamente respinto - abbia contribuito a dare un nuovo “colore” sociale, culturale, linguistico, economico, artistico, rurale, perfino gastronomico ai sudditi siculi.

Gli Arabi rivoluzionarono l'agricoltura siciliana introducendo nuove colture (agrumi, riso, canna da zucchero, cotone, zafferano), tecniche idrauliche avanzate come gli acquedotti sotterranei “qanat”, e trasformarono radicalmente la cucina con spezie e dolci (cassata, cannoli, pasta di mandorle); influenzarono anche l'urbanistica (quartieri), l'architettura (archi moreschi*, muqarnas, cioè decorazioni a stalattiti, come si può vedere in tanti soffitti**), la lingua e l'amministrazione, creando un'eredità culturale e unica, come testimonia la ricchezza di Palermo e dei suoi monumenti. 

Se tuttavia rispetto al XI secolo, oggi scarse sono le testimonianze architettoniche della Palermo musulmana, larghe tracce sono rimaste nella toponomastica e nella viabilità minuta dei quartieri antichi. Gli abitanti da trentamila passarono col dominio arabo a trecentomila e questo fa capire il livello di vita e di commerci che la città assumeva.


Abside Monreale


Soffitto Cappella palatina


Arco accesso palazzo Zisa


San Giovanni Eremiti (arabo – normanna)


La monarchia normanna di Sicilia nel XII secolo: un modello di sincretismo e di convivenza tra comunità.

La monarchia normanna della Sicilia è percepita ancora oggi come un modello di sincretismo tra le culture bizantina, musulmana e latina. Tra la metà dell'XI secolo e il 1091, i guerrieri originari della Normandia conquistarono i principati lombardi e bizantini dell'Italia meridionale e la Sicilia musulmana. E’ necessario far notare che nel sud Italia, Campania, Puglia e Calabria, un nuovo tentativo bizantino di riconquistare quei territori dal graduale disfacimento del potere arabo, vede un sollevarsi della popolazione, meglio dire delle signorie locali, contro gli intrusi bizantini, ben vedendo il supporto vigoroso dei Normanni che pian pianino si allargavano sempre di più su quei territori e, come già accadde alla caduta del regno ostrogoto in cui gli italici del posto aiutavano i barbari oramai naturalizzati, contro i greci dell’impero giustinianeo condotti da Belisario, anche gli italici di questo momento approfittarono della presenza normanna per allontanare definitivamente i Bizantini. Lo stesso papato che nel frattempo ruppe con il patriarcato bizantino (1054, scisma d’Oriente) si vide costretto ad accettare Roberto d’Altavilla (famiglia che si fonderà con i Normanni) soprannominato il Guiscardo come gran feudatario del sud che divenne difensore poi degli stessi interessi del papato, garantendosi in cambio il riconoscimento dei diritti di cui lui e i Normanni si erano ormai impossessati nel governo del sud Italia. Anche il successivo papa, Nicola II, per garantirsi una difesa contro rimostranze punitive dell’imperatore (poiché siamo ormai dentro alla guerra delle investiture, contro gli imperatori Enrico III e poi IV di Franconia) riconobbe a Roberto il Guiscardo il titolo di duca di Puglia (e difensore del Papato).

I discendenti della famiglia di Roberto nel consolidare la dinastia dei re normanni, prima con Ruggero I e poi con Ruggero II (1135-1157), conquistarono (o liberarono, secondo altra ottica) la Sicilia oppressa da attriti tra arabi e bizantini. Guglielmo I (1157-1166) e Guglielmo II (1166-1189) rafforzarono e ingrandirono questo potere, all’interno e all’esterno dei confini siculi.


Il Regno di Sicilia occupa temporaneamente terre musulmane e bizantine grazie ad opere di conquista rapide e veramente inaspettate:  Ruggero II occupa la Tunisia fino a Kairouan, suo nipote Guglielmo II sbarcò nei Balcani e prese Salonicco, seconda città dell'Impero bizantino, nel 1185 …..

Grazie alla sua naturale ubicazione, il Regno di Sicilia si trovò ad essere il perno del commercio del sud mediterraneo. Anche se con qualche azione bellicosa, Ruggero II tolse di mezzo la concorrenza egiziana sul commercio del grano con il Maghreb e divenne il più importante crocevia commerciale con la Spagna, La Tunisia, lo stesso Egitto e con la Grecia.


La grande potenza espansiva del Regno normanno di Sicilia


Come avvengono questi consolidamento e pacificazione normanna?

Per assicurare la loro autorità sulle popolazioni latine, greche e musulmane, riprendono un triplice modello politico: il modello dell'imperatore bizantino, quello del califfo musulmano e quello della monarchia feudale capetingia. Il re parla l'arabo, conduce la vita dei sovrani musulmani in palazzi ispirati all'architettura musulmana, serviti da domestici musulmani.


L'amministrazione della monarchia siciliana è una delle più avanzate dell'epoca ed è gestita dagli antichi quadri greci delle province bizantine. Tuttavia, le popolazioni rurali sono poste sotto il dominio di un'aristocrazia fondiaria ereditaria dei conquistatori normanni. Questa dominazione normanna porta ad una progressiva latinizzazione delle popolazioni sconfitte e ad una conversione al cattolicesimo latino. Purtroppo essa è accompagnata da massacri massicci di popolazioni musulmane durante le crisi di successione dinastica che si verificano alla fine dei regni di Guglielmo I e di Guglielmo II. E per questo è opportuno sfumare la dimensione sincretica di questo regno ricordando che le popolazioni musulmane furono vittime di Cristiani spagnoli che si adattano come lingua e costumi alla cultura musulmana che li governa persecuzioni violente e di massacri, che portarono alla loro dispersione soprattutto sotto il successivo regno del francese Carlo II d'Angiò, alla fine del XIII secolo.

Splendidi edifici militari e religiosi di ispirazione musulmana e bizantina, a Palermo e nei dintorni, testimoniano ancora oggi questo episodio della storia della Sicilia.

Il regno normanno di Sicilia fu fondato da cavalieri occidentali, ma prende molto a prestito dall'Oriente bizantino e arabo: i ministri sono sia normanni che bizantini o arabi e l'amministrazione del palazzo redige i suoi atti in greco, latino o arabo. Monasteri ortodossi, chiese cattoliche e moschee sono vicini nell'isola; ogni popolo conserva il suo diritto e la sua lingua.


Palermo nel XII secolo.

Partiamo dal documento di un viaggiatore del tempo e di come ci descriva esperienze e sensazioni della sua visita: Ibn Jobaïr (1145-1217), Viaggi, 1184.

“In questa città, i musulmani conservano alcuni resti della loro fede; frequentano la maggior parte delle loro moschee e vi celebrano la preghiera rituale su un appello chiaramente udito. Hanno dei faubourg, cioè dei sobborghi, che vivono da soli ad esclusione dei cristiani [...].  Hanno un cadi davanti al quale sollevano i loro processi [...].

 Le moschee ordinarie sono innumerevoli. Per la maggior parte, servono come classi per gli insegnanti del Corano [...].

Uno dei più straordinari edifici degli infedeli che abbiamo visto è la cosiddetta chiesa di Antiochia. Le sue pareti sono, all'interno, interamente rivestite d'oro, con lastre di marmo di colori diversi, come non se ne vedono mai simili; sono decorate dappertutto con mosaici d'oro e coronate da alberi in mosaici verdi.”


(mosaico nella Chiesa della Martorana). Ruggero II, re di Sicilia (1130 – 1154) incoronato da Cristo. Figlio di Roberto il Guiscardo che aveva conquistato la Sicilia ed una parte dell’Italia del sud, diventa duca, poi Re d’Italia del sud e di Sicilia, fissando la capitale a Palermo.


(Chiesa della Martorana).

Un magnifico esempio di evoluzione culturale, sincretismo linguistico e convivenza di culture diverse nella Palermo dei re Normanni è data dalla stele funeraria conservata oggi nel palazzo Zisa, in Palermo.


Si tratta di una lapide “quadrilingua”, su marmo intarsiato con marmi diversi, rosso, bianco e verde, del 1149, alla fine del regno di Ruggero II, celebrando le figure dei genitori di un chierico della corte del re.

Il testo ricorda in quattro lingue, giudeo-arabo (in alto), latino (a sinistra), greco (a destra) e arabo (in basso) e nei relativi quattro differenti calendari, l’evento della morte della madre del chierico e della sua trasposizione dalla cattedrale alla chiesa di san Michele..

Ciò che è soprattutto importante per noi, è la documentazione della presenza nella Palermo normanna di Ruggero II, di ben quattro comunità religiose che da parte della politica del re, se da un lato erano ben rispettate, dall’altro erano oggetto di progetto di sintesi culturale e religiosa.

Un secondo documento ci parla del re Guglielmo II il buono (1166-1189) visto come un sovrano musulmano secondo il punto di vista di un viaggiatore arabo, Ibn Jubayr:

Il re di Sicilia è ammirevole in quanto ha una condotta perfetta; egli impiega i musulmani come funzionari e utilizza ufficiali eunuchi e tutti, o quasi, mantengono la loro fede segreta e rimangono attaccati alla legge musulmana. Il re ha piena fiducia nei musulmani e fa affidamento su di loro per i suoi affari e le sue opere più importanti. Anche l'intendente delle cucine è un musulmano! Il re possiede una truppa di schiavi neri musulmani che è comandata da uno dei loro. I suoi visir e ciambellani sono eunuchi, molti dei quali fanno parte del suo governo e sono i suoi favoriti. Grazie a loro il regno risplende di tutto il suo splendore; infatti, questi musulmani indossano abiti sontuosi e hanno molte montature eleganti. [... ] Questo re possiede grandi palazzi e giardini meravigliosi soprattutto nella capitale del suo regno, al-Madina [Palermo].

È il sovrano della Cristianità che guida il vivere d’ogni giorno nel modo più sontuoso, lussuoso e opulento. Assomiglia ai sovrani musulmani: come loro, si immerge nelle delizie del potere, stabilisce le sue leggi, regola le sue modalità, distribuisce le dignità tra i suoi uomini, esalta la pompa reale e l'ostentazione della sua apparenza. La sua autorità è molto grande. Ha medici e astrologi perché ne è molto preoccupato e ci tiene così tanto che quando apprende che un medico o un astrologo è di passaggio nel suo regno, ordina che lo si trattenga e lo riempia di tanti mezzi di esistenza che dimentica la sua patria. Dio preservi i musulmani, grazie alla Sua benevolenza […]

Il sovrano ha circa trent'anni.

Un altro fatto ammirevole che si riferisce della sua persona è che legga e scriva in arabo; inoltre, la sua sigla, la firma col motto, secondo quanto ci dice uno dei suoi servi, è formulata in arabo. […]


Notai greci, arabi e latini alla cancelleria del Re Guglielmo II (Manoscritto del XII secolo, Burgerbibliothek, Berna)


Guglielmo II, re di Sicilia, in costume di incoronazione bizantino e con la corona a ciondoli di perle, presenta a Maria il modellino della cattedrale di Monreale.

[Mosaico di ispirazione bizantina, cattedrale di Monreale, fine XII secolo].


Il meraviglioso sarcofago della tomba di Guglielmo II nella cattedrale di Palermo.


Gli Svevi: Federico II e il suo grande impero.

Figlia di Ruggero II e ultima erede della casata d’Altavilla, chiamata anche regina di Sicilia, Costanza d’Altavilla nel 1186 sposa Enrico VI di Hohenstaufen, figlio dell’imperatore del Sacro Romano Impero Federico I (Barbarossa)

Ecco il nesso che porterà il Regno di Sicilia ad essere un tutt’uno con l’impero. Nella storia è denominato “Unio Regni et Imperii”.

La cosa più importante ed interessante è che alla prematura morte dell’imperatore, appena 11 anni dopo, Costanza è provvisoriamente la custode del futuro imperatore di appena tre anni, Federico II. Qui si apre una storia straordinaria per il sud Italia e per la Sicilia, poiché quest’uomo colto e abile politico, porterà questo cuore del Mediterraneo ad essere momentaneamente anche il cuore del Sacro Romano Impero.

Nato a Jesi, di sangue siculo e tedesco, crebbe nella linfa di queste terre, anche se in buona parte sotto la tutela educativa e culturale del Papato al quale venne affidato.

Divenne da una parte garante dell’indipendenza dello stato del Papa che con l’unione del Regno del sud con l’impero del Nord temeva di vedersi politicamente conquistato, e dall’altra totalmente dedito agli interessi del sud e soprattutto della Sicilia la cui “sintesi sincretica” esercitava su di lui un innegabile fascino facendolo sentire prima di tutto siciliano e solo dopo imperatore.

Quindi gli Svevi che successero ai Normanni rispettarono l’equilibrio tra le diverse componenti etniche e il risultato fu una stagione di grande livello culturale. Alla corte di Federico II nacque la poesia volgare; convennero studiosi di matematica, di filosofia, di scienze naturali.


Tomba di Costanza d'Aragona, moglie di Federico quando lui aveva soli 15 anni e lei 30, morta dopo 13 anni dal matrimonio, sepolta nella Cattedrale di Palermo. Sul bianco sarcofago di Costanza c’è questa scritta: “Fui regina di Sicilia, Costanza, imperatrice e sposa. Ora qui abiterò, Federico, tua.”.


Nel 1250 anche Federico muore in circostanze troppo oscure…

La sua tomba nella cattedrale di Palermo.



L’eredità della corona vide tante controversie, alcune raccontate anche da Dante quando parla dei suoi avi e del Manfredi (uno dei figli naturali dell’imperatore Federico) e da questo momento in poi nulla in Sicilia può tornare alle grandezze di prima…


La decadenza dell’Isola ha avuto inizio quando è venuta meno la politica di tolleranza. Come accadrà secoli dopo in Spagna, anche qui l’allontanamento della comunità musulmana determinò un impoverimento economico della città. L’avvento degli Angioini nel 1266 e il trasferimento della capitale a Napoli fecero rapidamente decadere la città che vide il baratro con la cattiva signoria del francese Carlo d’Angiò. Come vi si arriva a questo?

Avevamo già fatto riferimento alle controversie e lotte per l’eredità della corona del sud Italia e la conseguenza fu che il Papato approfittò di allontanare il rischio della continuità di un’unione tra sud e nord Impero tedesco a discapito delle sicurezze territoriali dello “stato pontificio”, schiacciato in mezzo, e progettò la politica della totale separazione tra le due realtà politiche imperiali. Quindi il  Papa chiamò la corona di Francia in suo soccorso e scese in Italia il fratello del Re Carlo d’Angiò. Fino a tutta la guerra del Vespro, (1282 – 1302) la Sicilia subì la violenta dominazione degli angioini fino ad entrare in guerra con gli Aragonesi di Spagna che con la Sicilia avevano un legame di sangue: in soccorso dei Siciliani contro i Francesi l’arrivo degli Aragonesi, fa pensare alla memoria della Costanza d’Aragona, regina, imperatrice perché moglie del grande Re ed Imperatore Federico II. 

Gli Aragonesi tentarono di regnare non senza difficoltà e lotte continue, fino al 1516, governando, durante questo periodo, una Sicilia non più come regno ma come provincia della Spagna.


Tuttavia è proprio a loro che si deve una radicale trasformazione dell’impianto urbanistico della città palermitana, con rafforzamento della cinta muraria, con un nuovo porto, con l’ampliamento e allungamento di nuove vie, con nuove piazze, nuovi incroci, come la piazza “dei 4 Canti”, grande fioritura di palazzi, chiese, monasteri e fontane della nuova arte barocca.


Poi, per due secoli la Sicilia farà parte dell’impero asburgico. La pace di Noyon del 1516 tra Carlo V d’Asburgo e il neo re di Francia Francesco I includeva anche dei dettagli sul destino dell’isola che passava sotto il più vasto impero della storia, (quello che farà dire a Carlo V: “sul mio regno non tramonta mai il sole” essendo sia imperatore delle Americhe, che dell’Europa fino … al mar Nero)  .

Cambieranno nomi di dinastie (Aragona, Asburgo, Borboni,) ma in definitiva i Siciliani resteranno sempre sotto gli  Spagnoli (al di là di qualche breve pausa sotto i Savoia e gli Austriaci) e adombrati se non dimenticati,  perché Napoli e non Palermo era divenuto il cuore del Regno del sud Italia.

Dino Compostella