
Esercito Europeo - Perchè no?
Più che mai oggi ci si chiede: ma perché l’europa non ha un suo esercito di difesa?
Sono molteplici le concause che in una congiuntura irreversibile per i nostri ultimi 60 anni hanno vanificato quell’obiettivo. Ma qui analizzeremo una delle cause più influenti se non determinanti del fallimento di quel progetto iniziale che pur era stato sottoscritto dalla Comunità Europea.
La proposta era stata fatta e anche votata il 17 maggio 1952… Ma poi tutto svanì. Perché?
Usciamo dalla seconda guerra mondiale distrutti umanamente, economicamente, psicologicamente … nella più totale sfiducia sul futuro.
Tra il 1947 e il 1952 il piano Marshall di aiuti economici statunitense iniettò un po’ di linfa nei Paesi europei non soggetti all’URSS (anche se alcuni Paese dell’est destinatari del progetto avrebbero ricevuto volentieri questi aiuti, ma assolutamente negati dall’URSS), e un nuovo spirito meno pessimistico si fece avanti nell’orizzonte delle politiche europee, vincitori e vinti compresi. Più di qualche grande statista ripensò e rilanciò quelle filosofie politiche sul futuro dell’Europa, ispirate da idealisti e confinati, prigionieri politici, primo fra tutti l’italiano Altiero Spinelli (1907-1986), La sua idea parla molto chiaramente di un gran disegno volto ad evitare per sempre un’altra guerra tra nazionalismi intraeuropei. L’idea era di salvare le nazioni, ma affossare i nazionalismi. Come? Ecco tre passaggi fondamentali, cioè tre possibili ipotesi, (da una conferenza del 1985):
“Per alcuni uomini di Stato, (Churchill e De Gaulle) la cui esperienza politica fondamentale era quella dello Stato nazionale e sovrano, [...] l'unificazione europea doveva essere una confederazione di Stati”
e dunque una 1a tipologia in cui gli Stati si impegnerebbero ad adottare una stessa politica solo in qualche specifico settore.
“Il secondo modello europeo è un modello funzionale. Al fine di amministrare, nell'interesse comune, il mercato del carbone e dell'acciaio o l'energia nucleare o un esercito comune o un'unione doganale, ciascuno degli Stati doveva delegare ad un'autorità sovranazionale alcune parti della sua sovranità amministrativa, pur mantenendo sempre la sua sovranità politica”.
E questo è il modello suggerito dalla dottrina di Jean Monnet, che si riteneva sicuro che seguendo dapprima una unione commerciale a lungo andare gli Stati europei sarebbe arrivati anche alla creazione di una unificazione Parlamentare…
“Il terzo modello di idea europea è il modello federalista […], con il trasferimento della maggior parte delle funzioni governative a un governo europeo controllato democraticamente da un parlamento europeo e che agisca in conformità con le leggi europee in materia di politica estera, difesa, economia e protezione dei diritti civili. [...] Si tratta del modello americano e svizzero”.
Quale modello adottò la Comunità europea tra il 1951 (creazione della CECA, Comunità Europea Carbone ed Acciaio) e il 1957 (trattato di Roma, nascita della CEE, Comunità Economica Europea)?
Ma certamente il secondo, anche se in parte incompleto, (abortito) come possiamo immaginare, visto il titolo della nostra analisi…).
![]() Foto 1 - A. De Gasperi (Italia), K. Adenauer (Germania ow.), R. Schuman (Francia), tre Capi di Stato fondatori dell’Europa. |
Il personaggio numero uno, il maggiore protagonista di questa creazione fu Jean Monnet che riassume la filosofia del suo progetto europeo nella formula: Non stiamo coalizzando gli Stati, stiamo riunendo gli uomini. (Ecco: Uomini Europei, prima di tutto, di diverse “regioni” con le proprie lingue e i propri costumi).
“La prosperità della nostra comunità europea è indissolubilmente legata allo sviluppo degli scambi internazionali. La nostra Comunità contribuirà a risolvere i problemi di scambio che si pongono nel mondo.”.
![]() Foto 2 - Jean Monnet, padre dell’Europa, Presidente dell'Alta autorità della Comunità europea del carbone e dell'acciaio. |
Jean Monnet utilizza per la creazione della CECA, poi del Mercato comune, l'esperienza acquisita nel corso delle due guerre mondiali: dare poteri limitati ma reali a istituzioni sovranazionali in settori essenziali; la natura essenziale dei settori interessati permette a queste istituzioni di accrescere lentamente ma costantemente i loro poteri d'influenza.
Egli vuole andare oltre la funzione economica, nel mentre è prevista la ricostituzione di un esercito nazionale tedesco, che sembra essere un pericoloso passo indietro.
Difatti, nel settembre 1950, mentre la guerra fredda affonda l'Europa occidentale nella paura di un'aggressione sovietica, il presidente americano Truman propone di riarmare la Germania. Tra i paesi dell'Alleanza atlantica, solo la Francia si oppone. Il suo presidente del Consiglio, René Pleven, elabora allora un altro progetto ispirandosi ai principi della CECA: creare un esercito comune europeo di 100.000 uomini, tra cui soldati tedeschi, posto sotto la direzione dello stato maggiore della NATO.
Jean Monnet propone quindi in altro modo la creazione di un esercito europeo, presentato da René Pleven nel quadro di un Piano di Comunità europea di difesa (CED).
Che cos'è la CED, secondo René Pleven? Non una armata eterogenea di più unità provenienti dalle varie nazioni (un po’ sullo stile delle coalizioni di Pace all’estero), in quel momento sono sei, quelle fondatrici: Belgio, Olanda, Lussemburgo, Italia, Francia, Germania, ma deve essere: “una fusione completa degli elementi umani e materiali che riunisce sotto un'unica autorità europea, politica e militare. Un Ministero della Difesa sarebbe nominato dai governi aderenti. I suoi poteri nei confronti dell'esercito europeo sarebbero quelli di un ministro della Difesa nazionale nei confronti delle forze nazionali del suo Paese”.
Nel contempo qualcuno potrà pensare che la sicurezza è comunque fondata sulla neonata NATO, istituita nel 1949, ma attenzione: la Germania non ne faceva parte e vi entrerà solo nel 1955. Proprio in questa ottica tra i Paesi europei intimoriva l’idea che alla Germania si stesse concedendo la ricostituzione di un suo esercito, la Bundeswehr, che nel 1955, con la nascita della Germania Ovest, segnerà il riarmo tedesco nel contesto della Guerra Fredda. Questo avvenne dopo anni di discussioni e con il sostegno degli Alleati occidentali, che – mi ripeto - vedevano la necessità di una difesa tedesca contro l'Unione Sovietica.
Se allora torniamo al 1952, mentre già serpeggiava la sensazione che la Germania avrebbe potuto avere il permesso di riarmarsi, è comprensibile la preoccupazione di tutti quei politici che erano perfettamente consapevoli che per ben due volte la causa della guerra arrivava da là…. Ma alla fine, l’esigenza di dare una risposta unitaria al problema della difesa europea porta alla sottoscrizione del trattato della CED (Comunità Europea di Difesa) il 27 maggio 1952, da parte dei ministri di Germania, Belgio, Francia, Italia (De Gasperi), Lussemburgo, Paesi Bassi.
![]() Foto 3 - Firma del trattato CED: 1: Adenauer (Germania owest); 2: van Zeeland (Belgio); 3: Schuman (Francia); 4: De Gasperi (Italia); 5: Beck (Lussemburgo); 6: Stikker (Olanda). |
Ecco l’articolo fondamentale:
Art. 9. Le forze armate della Comunità, qui di seguito denominate «Forze europee di difesa», sono composte da contingenti messi a disposizione della Comunità dagli Stati membri, in vista della loro fusione alle condizioni previste dal presente Trattato.
Il generale De Gaulle temendo l’armamento tedesco, si oppone violentemente alla CED e critica fermamente l'istituzione della CECA e del Trattato di Roma.
Ecco un estratto dei suoi interventi: “Il progetto si basa su quattro affermazioni di cui nessuna è conforme alla verità. Si dice prima: si tratta di fare un esercito europeo. Ma l'esercito che proponiamo non lo è affatto. Si dice anche: si tratta di assicurare alla Francia un potente concorso americano senza compromettere la sua indipendenza. Ora, il trattato ci subordina alla strategia americana senza garantirci in alcun modo che la Francia sarebbe difesa. Si dice ancora: si tratta, per i Sei, (i Paesi fondatori della CECA) di stabilire istituzioni sovranazionali che possano rispondere della difesa comune, in particolare della nostra. Orbene, tali istituzioni sarebbero, per loro natura e per la loro organizzazione, assolutamente incapaci di assicurare da sole tale difesa. Si dice, infine: si tratta di impedire alla Germania di ricostruire la sua potenza militare. Ora [...] è assolutamente falso che il cosiddetto trattato di esercito europeo debba riarmare i Tedeschi senza riarmare allo stesso tempo la Germania. È, invece, molto chiaro che questo trattato combinato con l'attuale politica americana, conduce direttamente all'egemonia militare e politica del Reich in Europa”.
Nel contempo anche le azioni e le propagande di alcuni partiti di sinistra (certamente all’opposto dei gaullisti) mettono in guardia dall’accettare questa nuova CED.
![]() Foto 4 - Manifesto del partito comunista francese contro la CED (il manifesto dice: Allarme! Il trattato di armamento europeo fa risuscitare la Wehrmacht (armata nazista) . Esigete dai vostri (deputati) eletti che rigettino gli accordi di Bonn e di Parigi. (cioè votate no alla CED). |
L’Assemblea di Francia (il Parlamento) va al voto per ratificare o meno il trattato della creazione della CED.
Risultati: 12 ASTENUTI – 264 PER IL Sì – 319 PER IL NO.
La Francia ha affossato la creazione di un esercito europeo di difesa.
Qui seguono alcune reazioni straniere a questo affossamento francese:
“La decisione dell'Assemblea nazionale francese ha vanificato le speranze che gli amici della Francia avevano riposto in lei di porsi a capo di un'Europa libera e unita sul piano militare, politico ed economico.”
Volkskrant, giornale olandese, il 31 agosto 1954
“Il rifiuto della CED da parte della Francia è un evento triste. [...] Quattro dei possibili membri della CED avevano ratificato questo trattato: il Belgio, la Germania, il Lussemburgo e l'Olanda. Un quinto paese, l'Italia, stava per farlo. La Gran Bretagna e gli Stati Uniti avevano assunto impegni di vasta portata per quanto riguardava la loro associazione alla CED. La Francia rivede così la propria proposta e si dissocia inoltre dai suoi eventuali soci.”
John Foster Dulles, segretario della difesa degli Stati Uniti, 2 settembre 1954
Charles De Gaulle torna sulla questione affermando:
“Non è solo alla CED che il Paese si oppone. La Francia sa che riarmare con questo mezzo o con qualsiasi altro la Germania occidentale - dove i militaristi che hanno attaccato due volte il nostro Paese in mezzo secolo sono al potere - equivale a creare un focolaio di guerra nel cuore dell'Europa, una minaccia immensa per la Francia e per la pace. L'intero popolo si oppone sia alla CED che alla ricostituzione di una Wehrmacht della vendetta in qualsiasi forma”.
Étienne Fajon, L'Humanité, 24 agosto 1954
E nel frattempo, nel 1953, i Paesi Europei si stanno rassegnando alle decisioni dei Francesi, privi di un esercito così come progettato. Guy Mollet, (socialista della SFIO quindi anti gaullista ma anche in disaccordo con il PC francese) futuro “breve” presidente del Consiglio francese esterna le sue riserve su quanto deciso dall’Assemblea francese. (Sono molto interessanti le sue parole perché molto attuali!):
“Il nostro stato d'animo è molto lontano da tutto ciò che tocca poco o quasi l'illusione «neutralista»: non solo siamo convinti che nel mondo attuale i neutri costituiscano una preda offerta al potenziale aggressore, ma riteniamo che la partecipazione attiva dell'Europa alla difesa e all'organizzazione del mondo libero sia una necessità materiale e morale. Né satelliti, né neutrali ma alleati fedeli e indipendenti, questa deve essere la nostra unica regola [...].
Né l'Inghilterra, né la Francia, né nessuna delle nostre democrazie occidentali sono abbastanza potenti da imporre agli americani il vero obiettivo della sicurezza collettiva: soprattutto impedire la guerra.
Chi può usare questo linguaggio nei confronti degli Stati Uniti? Chi potrà garantire, non la neutralità dell'Europa, ma la necessaria indipendenza dell'Europa? Chi, se non l'Europa unita?
Articolo di Guy Mollet, L'Europa unita, perché? Come? gennaio 1953
Pochi anni dopo (1963) la politica di De Gaulle, forte della sua solidità nazionale ed economica, cercherà uno stretto accordo con la Germania. Dai suoi diari apprendiamo queste sue ulteriori prospettive. Secondo De Gaulle, la costruzione europea deve fondarsi «sulle realtà», cioè sugli Stati e solo su di essi. Ai suoi occhi, l'Europa unita deve riassumersi in un partenariato franco-tedesco; avrebbe detto a questo proposito: “L'Europa? Questa (Europa) è la Francia e la Germania; il resto sono verdure!”
Riceve il cancelliere Adenauer, a casa sua, a Colombey, onore che non rinnoverà mai per nessun altro. La messa solenne celebrata nella cattedrale di Reims con il cancelliere, la liberazione degli ultimi tedeschi condannati per crimini di guerra in Francia sono altrettanti gesti simbolici che devono concludersi con il trattato dell'Eliseo del gennaio 1963, che sigilla la riconciliazione tra ciò che chiamava «i Galli e i Germani».
![]() Foto 5 - 1963 incontro cordiale tra il cancelliere tedesco Adenauer e De Gaulle |
Ma il partenariato di Monnet e degli americani presso i parlamentari tedeschi riesce tuttavia a neutralizzare De Gaulle o almeno in questa politica. Il Bundestag, (Parlamento di Bonn) ratificando il trattato del 1963, lo fa precedere da un preambolo che lo ricolloca nel quadro dell'Alleanza atlantica e ribadisce la priorità dell'alleanza tedesco-americana sul partenariato franco-tedesco.
Totale fallimento dell’Europa unita con un unico esercito di difesa!
Gli altri Stati europei fanno sapere subito che non vogliono questo “condominio franco tedesco” e che preferiscono essere governati, per quanto riguarda la sicurezza, da lontano, cioé dagli Stati Uniti, piuttosto che troppo da vicino dai due giganti d'Europa, anche se riconciliati, (Francia e Germania, appunto!).
La Francia, dal canto suo, cerca di rendersi indipendente dagli Usa con l’autonomia della difesa atomica, anche se non rinuncia a far parte della Nato, ma un po’ uscendosene …per poi rientrarne nel 2009….
Riconosciamolo: non ha del tutto torto l’America se oggi viene a dirci che finora (fin da allora … per più di 60 anni…) l’Europa ha vissuto parassitariamente la sua sicurezza difensiva a spese degli Stati Uniti.! Sono urgenti dei cambiamenti, o rischiamo di non parlare più di Europa nel senso di unità politica…
Concludiamo con una vignetta che se valeva al suo tempo quando fu pubblicata in un quotidiano francese dal disegnatore Sergueï il 16 aprile 2001, è ancor più eloquente oggi, purtroppo, su quel che sembra essere il senso della unità europea… Come già detto, auguriamoci che avendo quasi toccato il fondo del barile, ora si voglia veramente ripartire in modo convinto.
![]() Foto 6 - Il Presidente USA chiama l’Europa… Chi deve rispondere a nome di tutti ? (Hachette Terminales pag. 227) |





